pane e formaggino

Pane e formaggino

Della prima volta che ho ‘incontrato’ il formaggino non ho un ricordo preciso e nitido. Ero cucciola e non avevo ancora tutti i dentini. Ed è strano parlare di ricordi visivi. Però di sicuro la mia mamma me lo preparava sciolto nella pastina piccola piccola ed è questa l’immagine che amo far tornare alla mente. Al momento della pappa, seduta sulle sue gambe, accanto al tavolo dove aveva disteso una tovaglietta di cotone, un piatto bianco con dei fiorellini azzurri che conteneva una delle cose più golose ed emozionanti che ricordi: un brodino cremoso in cui affondare il cucchiaio, e da cui far emergere un mucchietto di stelline calde che sapevano di latte. E li capivo che quello era il sapore del buono e della mia mamma, che mi parlava, raccontando, canticchiando, accarezzandomi e imboccandomi con pazienza, cucchiaio dopo cucchiaio.

Poi è arrivato il tempo della scuola, e il formaggino di latte proprio come quello Inalpi, veniva spalmato su una bella fetta di pane, uno per ogni fetta, non di più perché doveva durare tanto e bastare anche per i miei due fratelli, mi faceva compagnia nei freddi pomeriggi invernali, come pausa tra i compiti o come merenda estiva tra un gioco e l’altro. Quando ne chiedevo ancora, la risposta era ‘basta così altrimenti poi non hai appetito abbastanza per la cena’. E mi lasciava appeso quel desiderio che sarebbe stato soddisfatto forse il giorno dopo.

Al liceo non portavamo la merenda perché era più sfrontato condividerla con i ragazzi che invece, pur di essere considerati da noi, ne portavano abbastanza per poterla offrire, ottenendo in cambio un po’ della nostra attenzione e qualche minuto del nostro tempo. Però nei pomeriggi pieni di compiti e di risate in camera mia, quando arrivavano i morsi della fame, non ci accontentavamo di poco. Avevamo voglia di novità entusiasmanti. Cominciava la prima creatività verso il cibo che si esprimeva nell’inventare panini succulenti. E ognuno aveva la sua ricetta particolare. La mia era quella del ‘panino con formaggino, salame Napoli e olive nere snocciolate’. Era un po’ come voler rivendicare, attraverso una turbolenta e ribelle adolescenza, il diritto ad un cambiamento inesorabile, senza rinunciare del tutto alla propria infanzia. Ricordo ancora il sapore meraviglioso di quei panini caldi, riscaldati prima di farcirli, proprio per rendere ancora più morbido il formaggino e farlo amalgamare al salame profumato e stuzzicante.

Ai tempi dell’Università, si inventavano davvero piatti improbabili, mescolando tutto quello che avevamo in frigo, in tempi brevi, tra una lezione e l’altra, o quando alla sera eravamo stremati ed affamati. Lontani da casa, alla ricerca di un angolo confortevole che sapeva di famiglia, ci rifugiavamo nei nostri piatti del cuore. E qualche volta, anche un po’ vergognandoci, ci chiedevamo ridacchiando, al banco del supermercato, ‘che ne dici, compriamo i formaggini?’. E mai uno che dicesse ‘no’. Tutti pronti a ritrovare le coccole, in un piatto di pastina o su un panino inventato al volo.

Poi piano piano, tutto questo è scivolato nel passato. Il presente è diventato la mia nuova casa, la mia nuova vita, nuovi piatti da imparare, da sperimentare, da consolidare perché piacciono a chi mi vive accanto. E per un po’ i formaggini sono scomparsi dalla mia tavola e dai miei pomeriggi. Sembrano appartenere ad un tempo che non c’è più. Quello dell’infanzia e dell’adolescenza.

E quando meno me l’aspettavo, mi son ritrovata un pomeriggio, con il mio piccolino in braccio, pronta a preparare per lui, quanto di più buono e dolce e delicato potessi fargli assaggiare. E tutto quello che la vita mi ha insegnato, attraverso le carezze della mia mamma, i pomeriggi con le mie amichette, la ricreazione con i compagni del liceo e dell’università, tutto, è tornato a galla. E li sapevo già cosa preparare, cosa raccontare attraverso un semplice, piccolo, formaggino.

Articolo e fotografia di Anna Gentile di Anna The Nice

13 luglio 2017